La Soddisfazione

La soddisfazione ha sfumature diverse per ognuno di noi. Per quanto giochiamo agli eterni insoddisfatti, e LAMENTARSI sia lo sport nazionale per eccellenza, (sticazzi il calcio, visto che ci si lamenta anche di quello), c’è molta più soddisfazione attorno a noi di quanta se ne voglia ammettere. Ecco alcuni esempi.

La soddisfazione è prendere la metro al volo dopo aver corso come un rinoceronte, sguajatamente e perdendo ogni briciolo di dignità. Talmente soddisfacente da non permettere di mascherare il sorrisetto soddisfatto.

La soddisfazione è svegliarsi di soprassalto il sabato mattina alle 8, e dopo 5 secondi di puro terrore realizzare che è sabato. Alzarsi, andare al bagno, sfanculare tutto e tornare a letto come se non ci fosse un domani. O un pomeriggio. O qualsiasi altra cosa degna di nota. Continua a leggere

di quel n°4 gialloblu, che non saprà mai che lo guardavo mentre si grattava il culo.

Mi sveglio, mi alzo, ho freddo, non ho voglia di uscire dalla stanza. Alzo la persiana, entra la luce del sole, guardo fuori: stanno giocando a calcio in campo. Croce delle mie domeniche, ore 9 spaccate fischio d’inizio e questi iniziano a strillare corritirapassalancianooooooooo! finchè non resta che alzarmi. Guardo un po’ senza capire, tra una rimessa e un’altra i giocatori non san che fare. Il n°4 si ferma, fa finta di riposarsi. L’azione è sull’altra metà del campo, lui si guarda attorno, furtivo, e poi si dà una bella grattata al culo, felice e sereno che nessuno l’abbia visto.
Lui non lo saprà mai. Non saprà mai che io ero lì, ero dentro quel suo momento intimo assieme a lui, a guardare proprio lui e a sridacchiare di averlo sgamato.
Quante volte mi sarà successo?
Quante volte senza volerlo sono entrata nell’intimità delle persone, nelle loro azioni segrete e personali? Ho sorpreso persone scaccolarsi in treno, e felicemente congratularsi con loro stesse. Camminando per le strade, butti l’occhio nelle finestre aperte, rubando un attimo di familiarità, un momento di privacy. Una coppia che litiga, un signore anziano che guarda la tv, le parole portate dal vento di persone accanto a te al parco. La telefonata di un signore in coda al supermercato, il messaggio letto per sbaglio. Una volta ero in posta e un ragazzo ha scritto un sms alla sua (credo) ragazza. Lei era sotto la voce “PUCCI” o qualcosa di mieloso triglicemico simile. Ho dovuto soffocare le risate infilandomi la mano in gola.
Noi tutti facciamo le nostre cose convinti che nessuno ci veda, convinti di essere noi soli nel nostro mondo a tenuta stagna che nessuno potrà intaccare. I miei bimbi agli scout entrano in tenda la sera e iniziano a parlare a voce alta delle loro cose più personali (e a volte stupide), convinti che la tela che li ripara dagli occhi del mondo sia anche totalmente insonorizzata.

Quando ci si crea il proprio mondo, la propria cuccia, come dice la mia mamma, si è convinti di essere al riparo dagli occhi del mondo. Arrivi al ristorante e il tavolo che ti danno è un tavolo qualunque, uguale a tutti gli altri. Ma dopo qualche minuto, diventa il tuo tavolo, il tuo bicchiere spostato a sinistra con un po’ d’acqua e il segno del burrocacao sul bordo, il cellulare vicino al tovagliolo, la birra che hai ordinato tu. Dopo un po’ di tempo si crea una bolla attorno alle cose con le quali interagiamo che ci dà la sensazione di essere nel “nostro” mondo che è solo nostro e in cui nessuno può entrare. E diamo quindi il via a litigate, scaccolate, pianti, grattate di culo o boccacce convinti di essere a casa nostra in bagno, da soli.

Quante volte è capitato di rubare questi momenti agli altri? Ma soprattutto… quante volte sarà successo a voi di essere sorpresi da qualcun altro?
La cosa affascinante è che nessuno lo verrà mai a sapere.

V.