Cercare stanza

Ormai non è più un mistero: sto cercando casa a Roma. A vedere le pioggie di annunci su Porta Portese e affini sembra assurdo non trovare in tempo zero, invece tutto ciò mi sta rendendo la vita come dire…un po’ difficile.

Stanza numero 1:
arancione fino a metà, a sembrar vittima di un’inondazione di arance. Inquilini solo ragazzi, entusiasti della loro casa, 30 anni in 3, di quelli che la mamma gli manda i bancali di lasagna perché mangia povero caro sennò mi deperisci. Continua a leggere

Non andare a Porta Portese se non sai di cos’hai bisogno

Andare a Porta Portese significa un sacco di cose. Significa prima di tutto svegliarsi ad un’ora improponibile la Domenica mattina, uno di quegli orari che riservo (non senza qualche bestemmia) alle levatacce per gli scout, agghindate dalla classica frase “odio gli scout perché mi devono far svegliare a ‘ste ore inumane lasciatemi dormire”. Significa svegliarsi presto, attraversare Roma tirando su man mano una carovana di pellegrini turistici sempre più folta, tutti vestiti seguendo esattamente il decalogo del turista delle più ovvie guide: armatevi di pazienza, borse e zaini ben chiusi e occhio ai borseggiatori! Continua a leggere

s’inizia

s’inizia con una valigia che sembra uno di quei carrelli porta bagagli degli aeroporti, in cui ci hai messo tutto ma di cui non ricordi nulla.
s’inizia col firmare mille carte di cui non sei neanche sicurissima, fotocopiare tutte le carte, scannerizzare tutte le carte e stampare tutte le carte.
s’inizia con delle fototessere trovate, vecchie ma belle e che decidi di riprodurre.
s’inizia con poco anticipo ma con continui conferme.
s’inizia con un’assemblea nazionale che accelera le cose e che ti fa partire 2 giorni prima e non pensare a tutte le cose di cui ti sei dimenticata di cui sopra.
s’inizia tediando un’amica con dove andare, cosa fare, che linea prendere, e mi compri l’abbonamento che sennò finisce che sennò mi vien l’ansia e per carità che dopo sennò aiuto.
s’inizia con un giorno in uniforme in mezzo a scout che non conosci, a chiederti se la nostalgia così potente che hai di casa e dei tuoi bimbi aumenterà o diminuirà col tempo.
s’inizia da ospite, da provvisoria, guardandosi attorno.
s’inizia comprando un “cornetto” (come lo chiamano qua) al panificio sotto casa e girando per le strade attaccandosi a tutto città come salvagente, camminando stile “giapponese a roma”.
s’inizia col sole contro e col colosseo in contro sole.
s’inizia uscendo dalla metro travolta da un gruppo di giovani giapponesi che appena vedono il colosseo urlano  すげえええええええ!!!(LEGGI: SUGHééééééééé!!!) che in italiano sarebbe qualcosa di simile a CAZZOFIGATAAAAAA!!!
s’inizia con l’arrivare in anticipo in una villa 8centesca, immersa nel verde brillante di un parco enorme, che non avresti mai pensato potesse esistere in centro roma.
s’inizia con un giro turistico della biblioteca e dell’edificio a cura del presidente che ci mostra le terrazze, le sale, i bagni e le comodità, neanche stesse cercando di vendercela, mentre tu pensi ma io c’ho fame e vorrei un caffè.
s’inizia con uno che credo sia professionista di cui intrasento un impulso al cervello quando mi dicono il nome, ma di cui non ricordo altro. dicono che è bravo, dicono che è uno grande, io so che parla, parla tanto, dice belle cose, tante da non riuscire a scrivere e da preferire di stare con la bocca spalancata ad ascoltare (“chiudi la bocca, Michael, non sei un merluzzo!”).
s’inizia che ci si accorge di essere in mezzo a gente normale, gente che come te ha una laurea ma non sa che farsene, gente che come te non sa dove andare a stare e che come te viene da lontano.
s’inizia.
s’inizia e non si sa dove si va’ a finire.
vedremo.
v.

Bella eh, ma che traffico!

Per uno che vive in una città con più di 100mila abitanti, io sono una montanara. Ora, se a questi 100mila abitanti ci aggiungi anche un traffico della madonna, una viabilità da spavento, e 3 automobili per abitante, sommando al tutto un altro paio di centinaia di migliaia di persone tutte esercitanti il diritto di guida… Ottieni Roma. Completano il quadro una spolverata di pioggia invernale mista neve e una decorazione elegante di lunedì mattina. Servire tiepido, si accompagna molto bene con un bucchiere di ho dormito poco.

Un incubo.

Quando ero piccola avevo paura di perdere la mia mamma per strada, della scena in cui Biancaneve viene inseguita dal cacciatore nel bosco, del cono di luce dell’attrazione degli Egizi a Gardaland e della mia maestra di educazione fisica che ci tirava le guance fino a farci male. Poi sono cresciuta, e ho avuto paura di andare a scuola, di non veder tornare il mio papà dalla montagna e di essere interrogata dalla prof di matematica perchè non ci capivo una mazza e non studiavo mai. Ora sono grande e ho paura di tante cose, come tutti, com’è giusto che sia. Nessuno nasce senza macchia e senza paura. Avevo giurato a me stessa che mai e poi mai e poi mai avrei guidato nel traffico di Roma. Mi son detta, piuttosto mi faccio il Raccordo due volte a piedi, andata e ritorno. In bici. Coi pattini a rotelle sui sanpietrini. Ma mai avrei guidato. Loggiùro non lo farò mai. Devo imparare a stare zitta.

Roma è un universo parallelo. Le precedenze non esistono, te le devi creare sennò in macchina ci invecchi. Vuoi girare a sinistra? Metti la freccia, anche se non se la caga nessuno, e vai, se hai un Dio e non ce lo avevi detto pregalo, pregalo adesso, ne avrai bisogno. Neanche i parcheggi esistono, quindi al via ai marciapiedi, alle doppie file, le terze file, al lungovia, lungargine, lungomare, lungofiume lungo-te, lungo-me, lungo tutto. Se sei tra i più temerari puoi optare per l’opzione motoscooter, quei cosi terrificanti con le ruotine da Ciao Piaggio e la carrozzeria di un Harley Davidson di un futuro inesistente. “Son brutti ma son comodi” eh vabbè. Come le Hogan e gli UGG, siam sempre là. In ogni caso se sei Indiana Jones delle 2 ruote ti puoi prendere quegli affari, dicevo, e nei giorni alterni in cui non piove cacare il cazzo a tutti con la tua motoretta e piazzarti esattamente nel punto cieco della macchina, cioè tra lo specchietto laterale destro e il retrovisore centrale, frantumando i nervi del guidatore d’auto medio che “lo sento ma non lo vedo, dove cazzo è”.

Un incubo. Io sì, sono una montanara. Se questo è la città, io sono una montanara.

Bella, eh, Roma. Er Colosseo, ‘a porchetta, er Vaticano, bella. Ma ‘tacci tua, che traffico.

V.