Decalogo del Buon Viaggiatore – Ovvero come evitare di minare la mia già bassa soglia di tolleranza del Prossimo Viaggiante

1. Le tue gambe ingombrano esattamente come le mie. Staremo comunque scomodi, quindi fattene una ragione e fammi posto.
2. Continua a leggere

voce del verbo avere

Ho incontrato un uomo tatuato fino alle orecchie, ticchettare nervosamente con le dita sulle gambe, come se avesse fretta che qualcosa di fastidioso finisse.
Ho visto un bimbo con le gambe che non toccavano terra, bere avidamente da un brick di succo alla pera e rifiutare una merendina al cioccolato offertagli dal padre.
Ho incrociato una donna super truccata, con capelli e mani in ordine, vestire scarpe troppo grandi per lei su piedi brutti con lo smalto sbeccato.
Mi sono innamorata del ragazzo abbronzato dagli occhi azzurri e l’espressione assente e malinconica, mentre stava timidamente in piedi in attesa della sua fermata che, ahimè, non era la mia.
Ho sorriso ad un gruppo di ragazzi casinari che, dopo avermi vista infastidita sulla banchina, han rotto talmente tanto che son riusciti a farsi regalare un sorriso.
Ho aiutato un argentino in crisi che si soffiava con le mani, e quando rassegnato e sollevato dal casuale incontro col mio sguardo, mi chiede un fazzoletto e mi saluta con la frase “mi hai salvato la vita.”
Ho letto notizie inutili come “il divo di turno che si sfonda di cibo a Trastevere” della serie ma che davero? chissenefrega.
Ho ascoltato la mia musica con gli occhi chiusi, sperando che quel momento finisse il più in fretta possibile.
Ho odiato i cali di tensione al buio, ascoltando il mio cuore accelerare pregando di non perdere il controllo.
Ho aspettato, guardato, percepito, pestato e spinto, tremato e pianto.

Che meraviglia la Metropolitana.