Il mio papà, la ritirata dei nazisti e la gelataia

L’altro giorno, con un’amica, son andata a vedere la mostra di Robert Capa. Robert Capa, per chi non lo conoscesse, è un fotografo di guerra. Lavorava e viaggiava al fianco delle armate americane durante la 2° guerra mondiale, ed è (purtroppo) famoso per aver documentato lo sbarco in Normandia vivendolo in prima persona. La mostra si chiamava Robert Capa in Italia, ed era incentrata sul periodo di tempo che il fotografo ha trascorso in Italia con l’avanzata delle truppe americane per la liberazione dai nazisti. Capa sbarcò in Sicilia nel ’43 e avanzò con le truppe fino a Cassino, per abbandonare l’Italia alla volta di Londra nel ’44, continuando con gli americani la liberazione dalla Normandia fino a Parigi. Ora, la cosa interessante di tutto questo è la mia ignoranza. Continua a leggere

Non andare a Porta Portese se non sai di cos’hai bisogno

Andare a Porta Portese significa un sacco di cose. Significa prima di tutto svegliarsi ad un’ora improponibile la Domenica mattina, uno di quegli orari che riservo (non senza qualche bestemmia) alle levatacce per gli scout, agghindate dalla classica frase “odio gli scout perché mi devono far svegliare a ‘ste ore inumane lasciatemi dormire”. Significa svegliarsi presto, attraversare Roma tirando su man mano una carovana di pellegrini turistici sempre più folta, tutti vestiti seguendo esattamente il decalogo del turista delle più ovvie guide: armatevi di pazienza, borse e zaini ben chiusi e occhio ai borseggiatori! Continua a leggere

cosa si porta la gente nelle valigie?

di cos’è che le persone non possono a fare a meno quando viaggiano? che segreti intimi si celano dietro le cerniere di sofisticate valigie 4-ruote-motrici? qual’è la prima cosa alla quale pensi quando sai che ti devi fare la valigia?
io quando all’aeroporto fanno i controlli random e aprono i bagagli, mi volto dall’altra parte. mi sento in imbarazzo. mi sembra di guardare una signora per bene che si cambia la maglia, o una mamma che di nascosto allatta il bimbo. momenti privati che imbarazzano me. cerco di evitare di guardare nell’intimo della gente, peggio di entrare a casa di qualcuno che non conosci mentre stanno litigando o mentre sono a cena.
sulle banchine delle stazioni sono più i rollare di ruote che non gli annunci dell’incomprensibile voce computerizzata. valigie di ogni tipo, forma e colore, con tentativi di personalizzazione e con l’aggiunta di ogni congegno di sicurezza possibile ed immaginabile.
e ogni volta che ne vedo una mi domando: chissà cosa c’è dentro. chissà cosa sente il bisogno di portarsi dietro quella signora, quel ragazzo, quell’uomo per bene.

mia madre quando deve fare la valigia la prima cosa che mette sul letto sono le mutande.
mio padre il borsello per l’igiene personale.
io quando so che devo partire mi preoccupo di avere le unghie tagliate e le medicine.
altra gente si fa il bagaglio all’ultimo, 2 cose e via, senza preoccupazioni, e poi son  quelli che prima della doccia “scusa c’hai mica il sapone da prestarmi?” e dopo la doccia “scusa ma il pettine non è che posso usare il tuo?”. oppure per automatismi, ad occhi chiusi, tanto poi non serve loro niente. che invidia, io ho l’ansia da bagaglio almeno almeno una settimana prima. e immancabilmente mi dimentico qualcosa.

ma tu, donna, perchè scegli il trolley piuttosto che la valigia, e tu, giovane uomo, perchè usi il borsone al posto dello zaino. perchè ti sei messo quei pantaloni stamattina, perchè ti sei truccata così prima di salire sul treno.

io so solo che quando viaggio non riesco a fare a meno di fotografarmi i piedi.

ognuno le sue.
v.

come quella volta che…

…guardo fuori dalla finestra, è tutto il giorno che lo aspetto, e ce ne sono due, di arcobaleno.
…mi sveglio, accendo il telefono, e c’è un sms inaspettato con il buongiorno, una coccola e dei complimenti.
…mi si esaudisce un sogno che non sapevo di avere.
…rido fino alle lacrime e con il mal di stomaco, rischiando di farmi la pipì addosso.
…ho voglia di qualcosa da mangiare, tantissimo, apro il frigo ed è lì, che manca solo ci sia il mio nome luminoso-lampeggiante scritto sopra.
…faccio una fotografia che mi piace un casino e qualcuno mi dice “cavoli, che bella foto”.
…riesco a mettermi lo smalto senza spotacciarlo sulle unghie (postilla: l’ultima volta per evitare di rovinarlo mi son addormentata con le mani belle aperte in posizione di asciugatura. direi la soluzione definitiva.)
…qualcuno dice esattamente quello che sto pensando e riesco a sentire dentro che è perchè siamo inspiegabilmente connessi.
…dico qualcosa e faccio ridere qualcuno.
…trovo una scritta su un foglio vicino al pc con scritto “ma quando torna la mia sorella?”
…capisco le parole di una canzone.
…il purè con lo stracchino… un camion, di stracchino.
…sento i miei bimbi che mi dicono “valy è la prima volta che piango perchè sono felice”.
…una lanterna luminosa, anche se non sono ancora mai riuscita a farne volare una.
…qualcuno che ti dice “che bella che sei stasera”.
…trovo una canzone tramite google, una canzone di cui conosco solo alcuni pezzi di testo. e la ascolto. ripetutamente, per ore. fino allo sfinimento.
…mi incanto a guardare un bimbo che balla.
…guidando, rischio di andare a sbattere perchè guardo un cane dentro la fontana di una rotonda che prende i freschi.
…parlo per ore ed ore, di notte, fino a quando si sento gli uccelli cantare e si vede il cielo schiarirsi.
…la bilancia mi dice che ho perso due chili.
…mi commuovo tutte le volte che vedo Dumbo che va a trovare la madre imprigionata.

…queste e mille altre volte, per un sorriso sulle labbra o un pizzico nel cuore.
v.