[racconto] La Buona Notte della Luna

Mi sono messa il pigiama, tentando di sforzarmi di trovare un po’ di stanchezza per andare a letto. Non avendo fatto nulla oggi, chi ha sonno?
Ho spento le luci, sistemato la sedia, i fazzoletti dimenticati in giro, la tazza della tisana. Me ne sono resa conto poco prima di uscire dalla stanza. Le luci erano spente ma da fuori entrava qualcosa d’argentato. Ieri non l’ho guardata, oltre ad essere stravolta e arrabbiata per mille motivi, mi avevano anche detto che c’era foschia e che si intravedeva appena. Lei sa che la cerchi se la cerchi, anche se ci son le nuvole o se sei dentro casa. L’ho lasciata giocare a nascondino, e io mi son trattenuta al caldo, limitandomi a pensarLa. Lei ha capito.
Ma stasera no. Il richiamo è stato forte, troppo forte, certe cose non si possono ignorare. Devo, mi son detta. A piedi nudi, come i bimbi che sbirciano se arriva babbo natale, sono uscita sul terrazzo. L’ombra della ringhiera era netta, evidente, brillante. Mi sono accoccolata appena vicino alla porta, come se a stare vicino alla porta si sentisse meno freddo, su un tappeto, stringendomi nel maglione troppo grande, il maglione di Innsbruk, come lo chiamo io. Mi ci son stretta stretta per non far entrare il vento e l’ho guardata fissa. Ancora con gli occhi gonfi, quasi che bruciano, ho notato subito che non era piena e mi son sentita mancare, così Le ho chiesto scusa. Mi dispiace, ieri non son venuta a cercarti, Le ho detto. Si è limitata a sorridere. Non si offende mai ma a volte mi rimprovera e mi dice a modo suo che avrei dovuto fare diversamente, che avrei dovuto crederci di più, che la devo smettere di fare i capricci.

Ma non stasera. Stasera è la mamma che mi abbraccia e mi dice che va tutto bene. Stasera è l’amica che mi dice che devo essere forte, stasera è la sorella che mi offre pane & nutella per tirarmi su di morale. Stasera è la Luna che ascolta, paziente, anche se sa già tutto perchè guarda e vede qualsiasi cosa, stasera è la Luna che lascia parlare anche se sa cosa dirò, se sa cosa vorrei, se sa cosa Le chiederò e per chi. Si limita a stare lì e sorridere, e non è mai quel sorriso antipatico e pesante di chi ti ascolta perchè deve, o che non vede l’ora tu finisca così ti racconta qualcosa di lui. È il sorriso di chi ha visto l’eternità e sa che ce l’ha anche davanti, il sorriso di chi sa cosa succederà ma non te lo dice perchè vuole che tu lo scopra da sola, crescendo, sbagliando, gioendo.
Ho parlato con Lei, ad alta voce, guardandola fissa, col naso all’insù e gli occhi sbarrati. Ignorando il vento, i piedi nudi, gli occhi gonfi. Ho parlato con Lei ad alta voce perchè è bello sentire il suono delle mie parole, perchè non mi ascolto mai. E poi chissene, son le 2, chi vuoi che senta. Ho parlato con Lei e le ho detto quello che mi andava, serenamente, come quel pomeriggio inaspettato d’estate in cui si scopre di essere a casa da soli, e appena usciti dalla doccia si mette la musica a palla e si balla in mutande come dei disperati in corridoio, facendo il microfono con la mano. Vomitando parole, così, senza pensare.
Lei ha visto i miei occhi, i miei piedi nudi, il mio maglione sformato. Ha visto le mie lacrime, i miei sorrisi, ha ascoltato la mia voce. Poi, sempre in silenzio, mi ha asciugato il viso, spostato i capelli dalla fronte, e ci ha posato un bacio. È ora di andare a letto, mi ha lasciato intendere, per oggi basta così. Domani sarai più forte.
Ci vediamo tra 28 giorni, ho sussurrato prima di addormentarmi.
v.
[per te]