Decalogo del Buon Viaggiatore – Ovvero come evitare di minare la mia già bassa soglia di tolleranza del Prossimo Viaggiante

1. Le tue gambe ingombrano esattamente come le mie. Staremo comunque scomodi, quindi fattene una ragione e fammi posto.
2. Continua a leggere

Tra il tramonto e la Luna piena, in jeep a 160 all’ora

Corre. Come un pazzo. Mi tengo alle maniglie della jeep per evitare di schiacciare il mio compagno di viaggio o di spalmarmi sul finestrino, a seconda delle curve. Corre come se ne andasse della sua vita o stessimo scappando da qualcosa.
La jeep vibra ad ogni svolta, sassetto, dosso. Cioè sempre. Fa il pelo alle macchine che supera, sfanala infastidita gli Scania che marciano in senso inverso. Ad ogni dosso che superiamo mi aspetto il baratro dall’altra parte. Un incubo meraviglioso ed adrenalinico perché riesco stranamente a fidarmi dell’autista, sento che sa quello che fa. Tendendo i muscoli e puntando i piedi, spiaccico il naso sul vetro fresco e guardo fuori. Continua a leggere

Non andare a Porta Portese se non sai di cos’hai bisogno

Andare a Porta Portese significa un sacco di cose. Significa prima di tutto svegliarsi ad un’ora improponibile la Domenica mattina, uno di quegli orari che riservo (non senza qualche bestemmia) alle levatacce per gli scout, agghindate dalla classica frase “odio gli scout perché mi devono far svegliare a ‘ste ore inumane lasciatemi dormire”. Significa svegliarsi presto, attraversare Roma tirando su man mano una carovana di pellegrini turistici sempre più folta, tutti vestiti seguendo esattamente il decalogo del turista delle più ovvie guide: armatevi di pazienza, borse e zaini ben chiusi e occhio ai borseggiatori! Continua a leggere

…ma veramente?

con le mosche. hai la borsa con disegnate le mosche. migliaia di orride mosche rosse allineate in fila per tre col resto di due.
ora.
ok che a me fan cagare anche gli orsetti, i gattini e tutto ciò che è fuffoso. ok che a me fan cagare i brillini e gli sbarluccichi tamarri con nani vestiti da disco, titti pronta per darla via (ma non era un maschio?) e cuori di colori improponibili.

a volte mi dico che non scrivo mai, o che scrivo poco. mentre ero in giappone scrivevo tutti i giorni, d’altra parte mi vedo giustificata vista l’enorme quantità di svalvolati che incontravo ogni giorno per le strade di kyoto.
poi pensandoci mi rendo conto che scrivo praticamente solo quando viaggio, e ora ragionando capisco il perchè. a volte quando son in treno, mi sembra di viaggiare nella carovana del circo, a guardarla bene.
la signora di fronte a me ha il cellulare che neanche mio nonno, parla una lingua incomprensibile e da quando siamo partiti cerca di telefonare a qualcuno dall’altra parte del pianeta, che evidentemente  sta tentando di fare lo stesso visto che il telefono le squilla, lei risponde PRONTOPRONTONONTISENTO (immagino) ma poi casca tutto. postilla: tasti sonori (odio) e suoneria che GANGNAM STYLE a confronto è musica classica. signò, se non la pianta glielo faccio ingoiare, loggiùro.

ma le mosche rosse? ma veramente?
vally