Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale,

visto che la fine del Mondo non c’è stata e che evidentemente i Maya se ne sono andati in vacanza, sono spiacente di comunicarti che anche quest’anno ti toccherà lavorare.
Quindi meglio che ti metti comodo perchè mi sa che sarà lunga.
Ora, a me personalmente fregacazzo di pleistesciòn e UII, visto che possono costare 3mila triliardi e avere la grafica stràfica “chestilesembravero” ma a me dopo mezz’ora m’annoiano.
Non me ne può fregar di meno neanche di aipad o di menate TAC, perchè ho sempre le manine unte e spotaccine come quelle dei bambini, e con un taffanario che funziona a ditate sarei poco presentabile. No fenx.
Maglioni, magline, magliette, maglie, cazzi&mazzi ne ho a palate, quelle che ho le metto poco e comunque mi sono più che sufficienti.
Spesso ci contorniamo di oggetti status di cui neanche noi sappiamo bene l’utilità, si sa solo che bisogna averli perchè è figo che sia così, perchè ce l’hanno gli amici o pensiamo ci serva o ci piaccia.
In questo anno che sta finendo sono cambiate moltissime cose, e ogni cosa che è cambiata della mia vita mi sono detta “ecco, i Maya avevano ragione, è la fine di qualcosa e l’inizio di qualcosa di nuovo.” La fine del mondo così come lo conosciamo noi. In realtà, caro Babbo, ogni giorno qualcosa finisce per lasciar spazio a qualcosa d’altro, e noi neanche ce ne accorgiamo. Un giorno, un’amizicia, una scatola di biscotti, un libro, un impegno, un amore, la batteria del cellulare. La nostra vita è piena di cose che finiscono e noi le sorpassiamo così, senza dare loro nessuna importanza, aspettando il meglio, aspettando il domani, aspettando il dippiù.

Non ho regali da chiederti, caro Babbo. Porta alla signorina che ho visto oggi con le unghie rifatte l’Ipad che tanto sogna e senza il quale non può vivere. Porta all’uomo vestito trasandato un figlio che non sia omosessuale, come desidera. Porta all’imprenditore quell’affare che cerca di concludere da mesi che gli farà incassare milioni. Porta tutto questo, se questo è ciò che le persone desiderano.

Ma a me non me ne frega niente, caro Babbo. Io voglio un sorriso, uno solo. Qualcuno che mi dica Buon Natale col cuore e che lo senta davvero. Un bimbo felice di aver fatto una cosa che non credeva essere in grado di fare. L’entusiasmo di stare assieme. Una mamma riconoscente. Una famiglia serena e unita. Guarda giù Babbo, perchè abbiamo bisogno di più delle cose che non chiediamo che di quelle che chiediamo.

E’ un periodo duro per tutti. Per i miei amici lontani con la famiglia che lotta contro la morte. Per me che son laureata e disoccupata. Per l’uomo trasandato che ha detto che se avesse un figlio che si vestisse di rosa lo ucciderebbe. Per la cassiera del Brico che ha lanciato offesa i 3 centesimi di resto. Per tutti c’è sempre qualcosa che non va, ma io a tutti auguro un Sereno Natale, e per me chiedo solo una cosa:
O Signore, dammi la forza di cambiare ciò che può essere cambiato,
la pazienza di sopportare ciò che non può essere modificato,
e la saggezza per conoscere la differenza tra questi due.”

Grazie e Buon Natale a te, Babbo, che ancora, nel 2012, fai sognare i bambini.

*Auguri a tutti*

i buoni propositi che non rispetterai mai

E’ come l’inizio di un nuovo anno scolastico. Ne avevo già parlato da qualche parte, in un qualche racconto remoto, tipo arriva settembre, si corre in cartoleria, nuovi libri, nuove penne, nuovi quaderni dai fogli lisci vergini e pronti per essere imbrattati. Quando finisce l’estate si svuotano gli armadi, si tolgono le canottierine per far posto ai maglioni col collo alto, si inscatolano le ciabatte per tirar fuori gli stivali. E partono i buoni propositi, quesi buoni propositi che non rispetterai mai.
Ti iscrivi ad una palestra alla quale non andrai mai.
Ti imponi una dieta che non rispetterai mai nascondendoti dietro i “oggi sgarro ma domani sto leggera”, le classiche frasi pronunciate a stomaco pieno.
Io me ne sono imposti una valanga, di buoni propositi.
Studiare, stare meno a casa, trovare lavoro, cosare di più, fonfare di meno. Come dopo la confessione, quando ero piccola piccola che facevo catechismo. Vai a parlare col prete, a confessarti. Ok, sior Prete, com’è? Ho 8 anni che vuoi che abbia fatto a parte dire le parolacce e non aiutare mia madre a sparecchiare la tavola. Ahn sì, ho trattato male mia sorella, non le ho prestato la Barbie. Ok, 3 salti sul posto, 5 filastrocche, niente cioccolata per una settimana e comportati bene. Va ben, lo farò, loggiuro che lo farò. Arrivavo a casa tutta angioletta, e per mezz’ora ci credevo davvero, che non dovevo dire le parolacce.
Ma poi arriva l’autunno e il calduccio e le castagne e le serie TV e il pandoro con la panna montata e chi se li ricorda più i buoni propositi.
Sì sì, domani vado in palestra.
Sì sì, finisco questo pandoro e da domani sedano crudo scondito.

Figurarse.

V.

inizia una nuova avventura

salgono le nostre bandiere. mi fermo, rifletto. cosa avrò dimenticato di fare? cosa avrò dimenticato di portare? cosa avrò dimenticato di programmare? ma soprattutto, quanti errori ho fatto lungo il cammino che mi han portata fino a qui, e che quindi a ben vedere non sono stati proprio errori? e quanti errori ancora farò? certamente tanti, tantissimi, com’è umano che sia.
parto con la stanchezza, pulita, lo zaino pesantissimo e la fame di sorrisi e di energie. spero di tornare ancora più stanca, sporca come solo gli scout possono, in overdose totale di entusiasmo.
davanti a me un mese di foulard.
dentro di me l’ansia da prestazione tipica di una vigilia così grande. ieri mi ha mandato un sms uno dei miei bimbi: “buona vigilia!” e mi ha fatto una tenerezza incredibile. come l’altra mia bimba che più di una settimana fa ha scritto su fb “che bello fare lo zaino!”.
è questa l’innocenza di cui ho bisogno, la benzina di cui farò il pieno nei prossimi giorni.
ciò che mi fa dire, oggi, non vedo l’ora di partire, nonostante tutto.
buona caccia.
v.